Turismo e scuola alberghiera


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Stamattina ascoltavo distrattamente un programma in televisione quando ho sentito una persona dire una cosa molto semplice, scontata forse, ma che mi ha colpito. E’ la scoperta dell’acqua calda ma non è abbastanza compresa.

Noi inviamo alle scuole alberghiere in larga parte i ragazzi che non hanno voglia di studiare. Forse qualcosa sta cambiando ora ma è stato così da sempre.

Culturalmente stiamo relegando da anni il turismo a qualcosa di secondo piano. Abbiamo dato e diamo più credito agli istituti per ragionieri. Non che non siano importanti ma in Italia c’è bisogno di persone formate seriamente sul turismo.

E’ venuto il momento di interrogarci sul perché i ragazzi non abbiano voglia di studiare e fare in modo che sia la scuola a far emergere le loro abilità, ma abbiamo soprattutto bisogno di una scuola alberghiera in grado di attrarre i ragazzi che a scuola ci vogliono andare e vogliono continuare e fare in modo che tutto quello che è legato al turismo sia considerato per quello che è: un ambito di prestigio. Non abbiamo bisogno solo di cuochi, ragionieri e camerieri, abbiamo bisogno di figure qualificate in modo diverso.

Non mi è venuto in mente a caso l’istituto per ragionieri: ci sono corsi che si avvicinano al mondo del turismo e dell’enogastronomia perché studiano 3 lingue, o perché hanno introdotto storia dell’arte, o perché fanno un sacco di ore di laboratori di merceologia.

Ci deve essere un’evoluzione: serve una scuola più completa e integrata e un radicale cambiamento di mentalità.

Per offrire servizi di qualità serve una scuola di qualità,  che dia la percezione di fornire titoli di studio appetibili e sbcchi professionali che siano considerati di serie A e non B.

In conclusione occorre aprire un dibattito serio su cosa vogliamo offrire oltre al nostro straordinario patrimonio artistico e paesaggistico. Un servizio che abbia lo stesso appeal e la stessa creatività del made in Italy. Lo sappiamo tutti che con gli stessi ingredienti il cappuccino può essere una cosa buttata lì o una piccola opera d’arte. E’ mai possibile che ci sia tanta differenza di qualità (ma non di prezzo) tra una brioche in un bar e in un altro?

Parto dal microscopico, ma da qui c’è davvero tanta, troppa differenza (e non sempre di prezzo) tra un ottimo servizio e uno scadente.

Ecco, io credo che il servizio scadente deva sparire. Ed  essendo principalmente una questione di cultura, il discorso inizia dalla scuola.

 


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