Le strutture turistiche sul territorio devono fare rete


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Ci sono luoghi belli, conosciuti un po’, con buone potenzialità ma che non hanno un’attrattiva turistica immediata come possono averla altre.

E’ il caso dell’Appennino in generale. Grande cucina, possibilità di escursioni, neve, monumenti di grande fascino a volte sconosciuti al grande pubblico, feste paesane a volte bellissime…

Ma c’è sempre un ma. In questi posti basta niente per perdere la stagione. Poca neve, troppa neve. Troppe piogge. E non solo. Quanto possono essere attrattive queste montagne rispetto al turista di adesso?

Secondo noi molto ma c’è parecchio da fare. E’ banale e lo diciamo da anni. Ci vuole internet. Ci vuole nei paesi, negli alberghi, il wifi deve essere nei pressi dei castelli, dei borghi, dei monumenti. Non  è perché la gente deve usare internet in modo compulsivo e guardare ossessivamente le email ogni secondo o perché se ha qualcosa di meraviglioso davanti deve per forza leggere su wikipedia tutta la storia.

In vacanza puoi anche staccare la spina. Il fatto è però che anche se stacchi la spina, la comunicazione tra le persone è cambiata radicalmente e in modo irreversibile. Non si fa la telefonata, non si usano gli sms. Si usa whatsapp, skype, il gps, facebook, si postano le foto su instagram, si twitta. E non ha senso dire che nella natura se ne può fare a meno. Sarebbe come dire che in vacanza non si fa conversazione. E’ il suo bello? Si, forse ma lasciamo che la scelta sia libera.

Ma a parte internet, indispensabile e per il quale ormai tutti hanno abbonamenti sui propri smartphone e tablet, cosa possono fare le strutture e le istituzioni di questi luoghi belli ma frequentati più che altro da un turismo mordi e fuggi di prossimità?

Sedersi a tavolino, fare un elenco di tutto quello che ci può essere di attrattivo, delle eccellenze enogastronomiche, delle strutture ricettive e vedere concretamente quante persone in un anno si possono ospitare. Sulla base di questo mettersi in rete. Per mettersi in rete intendiamo fare un progetto a cui tutti partecipino per la loro parte.

Per esempio, se si decide che un determinato territorio è adatto alle passeggiate a cavallo, tutti, nei limiti della loro attività dovrebbero attrezzarsi per rendere migliore la vita dei cavalieri. Se il posto si presta a vacanze con i quattrozampe questi dovrebbero poter entrare ovunque o quasi. E’ inutile che gli alberghi si attrezzino e poi di fatto il cane sia confinato in camera perché non ci sono bar o ristoranti nella zona che li accolgano.

Lo stesso discorso lo abbiamo fatto per il turismo accessibile: un albergo perfettamente attrezzato per le disabilità motorie non può trasformarsi in una prigione dorata perché nei dintorni non è possibile muoversi in modo autonomo e godersi una vacanza in carrozzina.

Ogni caratteristica che un gestore o un negoziante intenda mettere in campo nella sua attività dovrebbe essere valorizzata per quanto possibile su tutto il territorio, attivando appunto una rete, proprio come si attiva per i servizi di welfare dei comuni.

Per i servizi di marketing dovrebbe essere la stessa cosa. Un luogo deve promuoversi nel suo complesso, con le strutture ricettive, i locali e i servizi offerti che devono essere il più possibile integrabili tra loro. E tutto questo deve essere fatto su internet, sia perché costa meno che sulla stampa e sulle televisioni, sia soprattutto perché è su internet che stanno i turisti.

Stando da soli quello che si rischia è un’offerta turistica frammentata, con esperienze faticose e a volte deludenti da parte dei turisti.

 

Nella foto le camere sugli alberi di Tree House Holidays

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