Incredibile ma non siamo la meta preferita dei Brics


Acqua alta a Venezia

“Ci mancano le infrastrutture, ma non solo. Scarseggiamo negli investimenti di promozione, ma non basta. “Ci frenano essenzialmente tre cose – dice Flamment – La competenza in materia è un’esclusiva delle Regioni: non c’è coordinamento nazionale, ognuno va per la sua strada, non abbiamo – come gli spagnoli hanno – un marchio unico da promuovere. In attesa di riformare il Titolo V della Costituzione bisogna rivedere la governance almeno per il turismo. Non abbiamo un portale nazionale, una rete che venda l’Italia come prodotto unico: sui tentativi fatti e i soldi buttati meglio stendere un pietoso velo. Non abbiamo nemmeno una seria politica di prezzi alberghieri, spesso sono troppo alti rispetto ai servizi offerti e non competitivi con quelli degli altri Paesi”. Manca poco all’ Expo, il semestre di presidenza europea è a un soffio: il momento è adesso e i Bric non aspettano.”

Abbiamo preso e copiato questo pezzo da Repubblica, la frase finale di un articolo dal titolo  “turismo dei Brics è un tesoro da 107 miliardi, ma l’Italia resta ferma a guardare”

In che senso?

Nel senso che come paese con 22 siti Unesco, non so quanti chilometri di spiagge meravigliose, montagne stupende, monumenti e paesi incredibili, Roma, Venezia, Milano, Firenze, Napoli per citare solo alcune città, la moda, le auto più belle, una cucina che non ha eguali, manifatture artistiche da urlo, prodotti tipici di qualità ineguagliabile, perfino il Vaticano con un Papa in grado di muovere le masse, non siamo la meta turistica preferita dei paesi Brics.

Perfino la Germania ci supera.

Centre historique de San Gimignano

Il turismo non è un optional per il nostro Paese, è quello che può traghettarci fuori dalla crisi, è come avere delle miniere di diamanti senza neanche dover scavare. Ogni azienda legata ad un sito Unesco e al turismo in generale è INDELOCALIZZABILE, il che significa che può creare lavoro stabile.

Anche noi  crediamo che Expo 2015 sia la grande occasione, quella della svolta. E nell’attesa si potrebbe, con santa pazienza e un po’ di umiltà, cominciare a studiare chi sono e cosa desiderano i turisti dei paesi Brics. E se Venezia può anche andare avanti così che certo non le mancano i turisti, proprio il fatto che i paesi emergenti si rivolgano alla Germania, significa che tutta, ma proprio tutta l’Italia ha delle possibilità. E significa anche che chi è o sarà al Governo ha delle responsabilità immense.

Ancora non ci capacitiamo del fatto che quello del turismo non sia un ministero di peso pari a quello dell’economia o dell’interno. Per noi è strategico.

Donatella Franchi

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