Pompei e il turismo culturale il Italia 1


Scommettere sul turismo culturale in Italia. Un sogno o l’unica cosa sensata da fare?

Se l’Italia non farà qualcosa perderà un sito Unesco: Pompei. Se ne sta andando a pezzi a quanto pare.

Eppure varrebbe la pena di spenderci, investirci capitali e competenze, dotarlo di tecnologie avanzate per rendere possibili virtual tour nei luoghi più a rischio.

A volte arrivi ad un punto in cui, senza risorse, guardi il tuo capitale e ti rendi conto che per non perdere tutto hai una sola alternativa. Devi prendertene cura, trovare soluzioni a costo di prendere tu stesso la ramazza, i pennelli, la vanga, il trattore e darti da fare.

E’ quello che ad ogni costo dobbiamo fare noi. Non abbiamo più tempo. Entro il 31 dicembre 2013 dobbiamo adottare misure idonee o l’Unesco “mollerà” Pompei.

Il patrimonio artistico e culturale italiano è unico al mondo anche perché è racchiuso in un territorio relativamente piccolo e meraviglioso.

E’ già nostro. Anzi no. Per citare quella pubblicità famosa del Patek Philippe, certe cose non si possiedono mai completamente, ma si custodiscono, e si tramandano.

Non è nostro, è dei nostri figli e in parte è dei figli di tutta l’umanità.

Ne siamo i custodi.

Partendo da qui, come è possibile non considerarlo una priorità?

Siti archeologici del calibro di Pompei possono mantenersi da soli, è sufficiente non lucrarci sopra ma reinvestire i proventi nella manutenzione continua, nella promozione e nella comunicazione culturale, nella produzione di contenuti. Oppure potrebbero prenderli in gestione dei privati che avrebbero tutto l’interesse a mantererli in perfetto stato.

L’indotto creato o che potrebbero creare tutti i siti archeologici, i musei, i monumenti è potenzialmente infinito, ci si può inventare di tutto.

Lo sommiamo al turismo nostrano e straniero per il mare e la montagna e parliamo (potenzialmente) di una montagna di soldi. Naturalmente se riusciamo a mantenere il mare pulito e la montagna raggiungibile e attrezzata.

La percentuale di pil che deriva dal turismo è circa il 10% del totale. Così com’è adesso. Figuriamoci a quanto si potrebbe arrivare se solo si decidesse di investire in modo massiccio nel settore.

Quando sento parlare di mancanza di fondi per via della crisi mi viene l’orticaria. Come si può pensare di uscirne in modo permanente lasciando andare in malora il nostro patrimonio se questa è una delle poche certezze che possono portare soldi freschi? E comunque non credo che si tratti di questo: la crisi c’entra fino a un certo punto, è una questione che riguarda decenni di incuria, di spreco di fondi. Un sito come Pompei non si rovina in 5 anni.

Occorre analizzare il perché di pochi investimenti in cultura e mettere in atto tutto quello che è necessario per un’inversione di rotta immediata.  Si ha sempre l’impressione che il turismo sia considerato come un comparto economico secondario e in un paese come l’Italia questo è incomprensibile.

Segnaliamo un articolo interessante sull’argomento su Investire Oggi 

Donatella Franchi
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turismocome@gmail.com

 


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