I progetti di promozione turistica approvati dalla Provincia di Modena


Abbiamo già detto che la Provincia di Modena distribuisce i fondi che arrivano dalla Regione Emilia Romagna per la promozione turistica.

Un brevissimo riassunto. La regione all’inizio dell’anno fa uscire le linee guida per l’anno successivo, la provincia le recepisce, convoca la consulta per il turismo e dice: signori, queste sono le linee guida. Avete 20/30 giorni per presentarci dei  progetti che le rispettino. I progetti presentati vengono valutati e, se ammissibili, vengono inseriti in una graduatoria che assegna un giudizio (come a scuola ottimo, distinto, buono ecc) e un punteggio (per cui a parità di merito un progetto viene prima e l’altro dopo).  Tutta questa operazione si concretizza nel Piano Turistico di Promozione Locale che viene confezionato e spedito in Regione.

All’inizio dell’anno di riferimento la regione si guarda in tasca e decide come distribuire i fondi alle varie province secondo criteri che per il momento scegliamo di lasciare come punto interrogativo. La provincia fa i conti con i soldi che arrivano dalla regione, si guarda in tasca a sua volta per vedere come e se può integrare e distribuisce i fondi ai progetti in una percentuale che varia a seconda del giudizio di merito. Il ricevere o meno un finanziamento dipende dal punteggio e quindi dalla posizione in graduatoria.

Abbiamo anche detto che sul podio si piazza  immancabilmente al 1 e 2 posto il consorzio di promo commercializzazione Valli del Cimone e che la conseguenza di questo è che in Appennino finiscono l’80-90% dei fondi regionali per la promozione.

In questo post pubblichiamo una rivista sfogliabile che raccoglie tutte le delibere di giunta dal 2007 al 2013 per l’approvazione del PTPL e per l’effettiva ripartizione dei fondi. Le delibere sono divise per anno in ordine decrescente, prima quella con i progetti approvati, di seguito quella con i riparti e quindi i progetti finanziati. Per prima trovate la delibera per il PTPL 2013 naturalmente senza il riparto fondi. Ovviamente tutto questo materiale si trova anche sul sito della provincia, ma così è più comodo fare confronti.

Cominciamo a vedere secondo quale schema vengono presentati i progetti.  Prendiamo l’ultimo, “Appennino Bianco 2012-2013” presentato da Valli del Cimone. Troviamo la descrizione del progetto, preceduta da qualche osservazione sull’andamento delle stagioni precedenti e quelle che in parte  appaiono come osservazioni da parte del nucleo di valutazione della provincia e che riguardano:

  • l’integrazione del progetto con gli strumenti di programmazione: inserimento nei piani di APT servizi e unioni di prodotto
  • integrazione del progetto in relazione alle specifiche caratteristiche e al territorio in un’ottica di rete (comuni consorzi che lavorano in ambito turistico sul territorio e sono attori del progetto)
  • ambiti coinvolti
  • segmenti di domanda (azioni che intercettano le richieste di più soggetti)
  • obiettivi
  • mercati di intervento
  • azioni e strumenti
  • correlazione promozione commercializzazione
  • criteri e modalità di riscontro dei risultati

Trattandosi di progetti di promo-commercializzazione lo schema si può ripetere più o meno identico per tutti e alcune caratteristiche sono simili. In genere i progetti si riferiscono alla promozione di un territorio più o meno ampio all’interno del quale sono in rete più soggetti, dai consorzi di promozione ai musei ai tour operator.

I metodi utilizzati per la promozione sono sempre gli stessi: materiale promozionale stampato associato a campagne sul web più o meno studiate, più o meno all’avanguardia (per il 2013 solo il progetto di Maranello propone esplicitamente di utilizzare sistemi di realtà aumentata). Ogni progetto propone di ampliare l’offerta ad alcuni mercati esteri, per lo più indicati nelle linee guida della regione. Il progetto di Carpi non osa nemmeno tanto, si riferisce più che altro ai tradizionali mercati di lingua tedesca.  I criteri per la verifica dei risultati sono abbastanza eterogenei.

Ad una prima occhiata, i progetti nel loro complesso non contengono sostanziali novità, ricalcano quello che è stato fatto negli anni precedenti. Non si osa nelle accoppiate, non si prevedono cambiamenti strutturali, internet viene utilizzato in modo abbastanza banale. Intendiamoci: banale rispetto alle possibilità che vengono offerte oggi e che sono in preparazione per domani, non certo rispetto a 20 anni fa. Ma nel lavoro si guarda al futuro, non al passato.  La parola che spicca per non essere sufficientemente evidenziata o per essere addirittura assente (progetti Valli del Cimone, 5 siti internet, almeno 2 pagine fb) è condivisione. Si certo, si parla di marketing relazionale e di ascolto delle esigenze del turista ma l’impressione che si ha è quello di qualcosa che si fa stando dall’altra parte del bancone. Il turista o gli operatori sul territorio (non necessariamente appartenenti a questo) dovrebbero trovare in queste pagine lo spazio per condividere idee, progetti, foto e video, la benevola accondiscendenza non si addice ai social media.

Nel PTPL 2013 i progetti presentati da Valli del Cimone (progetto neve e Cimone dolce e dinamico) sono molto dettagliati rispetto a quelli degli anni precedenti e molte cose sono condivisibili come l’intenzione di inserire una parte e-commerce per l’acquisto degli skipass all’interno del sito di Cimonesci. Ma anche questa non è una novità e   dovrebbe essere possibile acquistare molto di più, per esempio i biglietti per i parchi avventura, i pacchetti soggiorno con carta di credito e pay pal, trovando sui siti ogni informazione utile per l’acquisto diretto.

I progetti sono talmente dettagliati che contengono la descrizione delle attività che verranno svolte da ogni singolo ufficio.

Più che progetti sembrano descrizioni del funzionamento del consorzio.

E l’impressione è accentuata se li guardiamo andando indietro negli anni. Stessa struttura. Stessi mercati di riferimento, quest’anno un po’ allargati, stessi settori (turismo famigliare, sportivo, enogastronomico, fanalino di coda il turismo culturale), ogni anno l’aggiunta di qualcosa. Viene facile chiedersi se si tratta di un unico progetto rifinanziato ogni anno o se sia semplicemente il finanziamento di una struttura che si occupa di promozione e nel farlo, si occupa della mera gestione dell’esistente.

Vogliamo dire che nei progetti esiste un’evoluzione progressiva nel modo di mettere in atto la promozione ma non c’è un progetto di crescita del territorio. Un esempio:

“Se dal punto di vista delle dotazioni e della qualità degli impianti sciistici le destinazioni dell’Appennino modenese, in particolare la Stazione Invernale del Cimone, costituiscono un’eccellenza capace di competere con le migliori stazioni alpine, dal punto di vista dell’offerta collaterale si riscontra una sofferenza dovuta prevalentemente alla scarsa presenza di strutture, servizi e competenze in ambiti sempre maggiormente richiesti quali benessere, animazione per bambini e loro supervisione in strutture quali i kinderheim, o anche solo l’accompagnamento su percorsi escursionistici invernali.  Il progetto si propone quindi di esaltare, con un’offerta  ricettiva diversificata per target e per fasce di prezzo, non solo le dotazioni impiantistiche tradizionali delle Stazioni invernali appenniniche, ma l’insieme dei servizi di accoglienza presenti sul territorio. ” (progetto Appennino bianco 2012/2013)

Le competenze che mancano perché l’esaltazione dei servizi di accoglienza che due righe prima risultano carenti, chi le mette? Dove sono i kinderheim specializzati? Dove sono i centri benessere? Basta mettere in giro delle spore affinché crescano competenze come funghi? E’ vero che stiamo parlando di un Consorzio di promo – commercializzazione, ma può veramente chiamarsi fuori dall’attivazione di processi formativi? O si limita a fare meglio che può il lavoro della commessa che vende quello che ha in negozio? E per questo progetto vengono sacrificate quasi tutte le risorse a disposizione della provincia? La crescita del territorio dal punto di vista turistico dovrebbe essere al centro delle politiche di promozione o non facciamo altro che infiocchettare, incartare, mettere lustrini al solito piatto di minestra? Tutto il territorio partecipa al consorzio. Tutto il territorio si sente promosso allo stesso modo?

La parte più interessante dei progetti riguarda  i criteri e le modalità di riscontro dei risultati perché offre l’opportunità di acquisire dati qualitativi e non solo quantitativi. Come vengono utilizzati? A chi e in quali sedi sono divulgati? Esistono sicuramente verbali di assemblee, di riunioni in cui probabilmente si parla dell’andamento della promozione, perché non metterli online? Quanti pacchetti vengono venduti? Quanto incidono in percentuale sui dati quantitativi della provincia? Qualsiasi azienda presenta questi dati al consiglio di amministrazione, ai soci. Qui si parla di finanziamenti pubblici, non è obbligatorio, ma sarebbe “politicamente corretto”  mettere l’esperienza e i dati del consorzio a disposizione di tutti. Parliamo di oltre un milione di euro in 5 anni (quote comunali escluse). O è sufficiente dire che ” L’obiettivo della strategia di promo-commercializzazione, prevista per le stazioni dell’Appennino modenese nella stagione invernale 2012/2013, è quella di massimizzare il ritorno economico degli investimenti.” 

Fino ad oggi invece l’obiettivo quale era?

E ancora: “Secondo i dati dell’Osservatorio Turistico della Montagna la stagione invernale 2011/2012 è risultata essere la peggiore negli ultimi dieci anni”, aggiungeremmo con un trend negativo persistente da anni. Chi si è occupato di promozione in Appennino negli ultimi tempi? E per quale motivo, di fronte ai risultati, lo stesso progetto ottiene la stessa valutazione dallo stesso ente (la Provincia)?

Come sempre siamo pronti a pubblicare commenti, precisazioni ed eventuali rettifiche.

 

 


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