Previsioni boom per il turismo, in arrivo 40 milioni di persone


I turisti aumenteranno di 40.000 di persone ogni anno fino al 2030. Saranno numeri reali? Quello che è sicuro è che i turisti aumenteranno. Leggendo l’articolo che proponiamo la prima domanda è: e dove andranno tutti questi turisti? Presumibilmente andranno in posti che:

1- troveranno. Banale, ma in un momento di forte concorrenza anche da parte di paesi emergenti, i turisti andranno presumibilmente nei posti di cui avranno sentito parlare. E dove ne sentiranno parlare? Sul web.

2-offriranno qualcosa di eccezionale. O la migliore combinazione qualità/prezzo.

L’Italia ha la fortuna di possedere un mix di bellezze naturali e patrimonio artistico culturale unico al mondo. Tuttavia, se l’accoglienza turistica non sarà all’altezza non sarà garantito l’afflusso che spetterebbe ad un paese come il nostro.

 

“Secondo i dati forniti dalla World Tourism Organization (Unwto), in tutto il mondo e fino al 2030 i turisti aumenteranno di oltre 40 milioni all’anno. «Una straordinaria opportunità», ha dichiarato il Ministro Gnudi in occasione della 33esima Giornata Mondiale del Turismo celebratasi giovedì scorso, sottolineando come per coglierla e per invertire quella tendenza negativa che negli anni ha visto il nostro Paese perdere sempre più terreno nei confronti dei propri competitor diretti il Governo stia «lavorando in sintonia con le Regioni all’elaborazione di un Piano Strategico del Turismo». Ne abbiamo parlato con Lanfranco Massari, Presidente Nazionale di Federcultura Turismo Sport e Presidente di ACI Turismo.

Presidente Massari, quali sono le cause principali delle difficoltà del settore turistico italiano?

«Si tratta di un trend negativo che prosegue da diversi anni, e che deriva innanzitutto dalla perdita di competitività complessiva del sistema Italia: la profonda crisi strutturale che dal 2008 stiamo vivendo non ha fatto altro che accelerare e aggravare dei processi negativi già in atto. Da questo punto di vista, una debolezza importante del nostro Paese sta nella sua dotazione infrastrutturale. Per fare un semplice esempio legato al nostro settore: i turisti devono poter arrivare alla meta che hanno scelto, possibilmente in maniera comoda e spendendo poco, cosa che da noi non sempre avviene. Ci sono poi dei problemi specifici e imputabili proprio al sistema turistico italiano…».

Ovvero?

«In un mondo fortemente globalizzato si può essere competitivi solo puntando sulla qualità e quindi sull’innovazione del prodotto, a maggior ragione in un settore come quello turistico che è globale per definizione. Il problema è che in Italia facciamo fatica a innovare, soprattutto perché facciamo fatica a costruire dei prodotti che valorizzino e mettano a sistema le nostre migliori risorse e qualità territoriali. Oltretutto, il tessuto imprenditoriale italiano in questo settore è costituito da microimprese, e quindi da un sistema polverizzato d’offerta che certo non facilita politiche di questo tipo. La sfida, a nostro avviso, è dunque quella di cercare di promuovere sul territorio dei sistemi turistici sempre più integrati e qualificati, favorendo l’aggregazione fra imprese turistiche. In tal senso, il ruolo che svolgono e possono svolgere le imprese cooperative è proprio quello di favorire l’aggregazione fra operatori sia verticalmente, lungo la filiera turistica, che orizzontalmente, sul territorio. Di tutto questo, naturalmente, abbiamo scritto nel documento inviato al Ministro Gnudi quando siamo stati consultati per la predisposizione del piano strategico nazionale».

La scorsa settimana però, alla firma del protocollo per l’adozione dei principi del Codice mondiale dell’etica del Turismo la cooperazione non c’era…

«Mi auguro che la firma sia stata una cosa importante, anche se la cooperazione non è stata invitata. Sicuramente c’è un problema di “peso” e di incisività della nostra azione di rappresentanza, ed è anche per questo che, recentemente, abbiamo costituito l’Aci Turismo. Vi è però anche un problema di riconoscibilità, sia da parte delle istituzioni che da parte di altri attori del sistema turistico. C’è qualcuno che si vuole arrogare il diritto di rappresentare tutto il turismo italiano quando in realtà ne rappresenta solo una piccola parte: nell’economia reale del paese la cooperazione ha un peso importante, ed è l’unica forza che in questi anni di crisi ha aumentato posti di lavoro, anche nel nostro settore».

A.P.

I numeri dell’Aci Turismo: 1.050 cooperative, 10.000 occupati e un fatturato complessivo di circa 1.200 ML di €.”


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *