Castelvetro. Notte al Museo


Quando lasci la macchina al parcheggio del borgo antico e ti incammini verso il centro, la sera di Castelvetro ti avvolge in un abbraccio morbido.
L’incanto si rinnova ogni volta.
Cammini sui ciottoli di fiume e il tuo sguardo si ferma sui muri di sasso, sulle facciate delle case curate, sui fiori e le piante messe lì, esattamente dove devono essere. Le voci sono soffuse, come le luci dei lampioncini e delle candele accese nei locali e nelle vetrine.
Ieri sera, a Palazzo Rangoni, c’era una serata con concerto e rinfresco, ingresso gratuito. Le note del pianoforte arrivavano sulla piazzetta e si mescolavano al profumo di vin brulè e gnocco fritto. Potevi indossare un abito in stile rinascimentale della Collezione Dama Vivente se avevi voglia di calarti ancora di più nell’atmosfera.
Giovani? Ce n’erano, schiamazzi nemmeno uno. Noioso? No, meraviglioso.
Una festa di paese che non aveva nulla di paesano, sobria ed elegante, come il borgo che la ospitava.
L’insieme ti fa sentire su un altro pianeta.
E’ vero, avere un borgo come quello di Castelvetro è una grossa fortuna che non hanno in molti.
Ma l’atmosfera di un paese non la fanno solo i vecchi muri, la fa la gente che ogni giorno cura le case, le piante, accende le candele.
E’ una questione di mentalità, di senso dell’accoglienza, di misura nella scelta degli eventi, e soprattutto di capacità di godersi quello che si ha.
Molti luoghi nella nostra Provincia hanno le stesse potenzialità, bisogna crederci.
Il bello fa venire voglia di altro bello, non è vero solo il contrario.

 


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